Ripartire a settembre, per moltissime donne, significa una cosa sola: “da settembre mi rimetto in riga”. Come se le settimane di vacanza, gelati, cene fuori, orari sballati, fossero un errore da correggere appena torna la routine, un debito da saldare prima di potersi sentire di nuovo “a posto”. In questo articolo vediamo perché questa idea di reset totale non funziona, da dove nasce davvero il senso di colpa legato al cibo, e come affrontare il rientro in modo diverso, senza doverti sentire un’altra persona rispetto a quella che sei stata in vacanza.

Se preferisci ascoltare, ecco il nuovo episodio del podcast

Ascolta "120 Non serve ripartire perfetta a settembre: si riparte da dove sei" su Spreaker.

Perché la vacanza fa emergere le regole rigide sul cibo

Durante l’anno viviamo dentro una routine, orari fissi, abitudini consolidate, che ci dà l’illusione di avere il controllo sul cibo. È un controllo fatto spesso di regole non dette, quasi automatiche: niente carboidrati la sera, non prima delle otto, non più di un dolce a settimana. Regole che seguiamo quasi senza accorgercene, giorno dopo giorno, tanto da non riconoscerle nemmeno più come regole.

In vacanza questa impalcatura crolla. Cambiano gli orari dei pasti, si mangia fuori, spesso in compagnia, in contesti che non si controllano fino in fondo. Si accettano proposte che normalmente si eviterebbero: l’aperitivo alle sei, il dolce fatto in casa da qualcuno che si vuole assaggiare per affetto, non per fame.

A quel punto succede una di due cose. O ci si irrigidisce ancora di più, portandosi dietro le stesse regole anche in un contesto completamente diverso, passando le vacanze a fare i conti nella testa invece che a viverle. Oppure si va all’estremo opposto, come se un “permesso vacanza” autorizzasse a smettere di ascoltarsi fino al rientro, mangiando senza più distinguere fame vera da automatismo.

Nessuna delle due strategie funziona davvero, perché entrambe nascono dalla stessa idea di fondo: che il cibo vada gestito con controllo totale oppure abbandono totale, senza vie di mezzo. Nel mezzo, invece, c’è uno spazio di ascolto di sé che si può allenare, non un dono riservato a poche persone, ma una capacità che si costruisce.

Da dove nasce davvero il senso di colpa dopo aver mangiato?

Una delle scoperte più importanti in questo percorso è che il senso di colpa raramente dipende da cosa hai mangiato. Dipende da cosa ti dici dopo averlo mangiato.

Puoi mangiare un piatto di pasta al ristorante e sentirti serena, presente, soddisfatta. Oppure mangiare la stessa identica porzione, nello stesso ristorante, e passare la sera a rimuginare: quante calorie avrà avuto, cosa penseranno gli altri, cosa dirà la bilancia al ritorno. Il cibo è identico in entrambi i casi. Quello che cambia è il dialogo interno che parte subito dopo, spesso in automatico.

Il cibo che mangi non determina il tuo valore, e il senso di colpa nasce dal pensiero, non dal piatto.

Per questo lavorare solo sulla quantità o la qualità del cibo raramente risolve il problema: la vera leva è la voce interna che si attiva dopo aver mangiato, quella che giudica, che confronta, che dice come si sarebbe dovuto comportare in quel momento. Imparare a notarla, e a rispondere con più gentilezza, vale più di qualsiasi regola alimentare.

Ed è un lavoro che non va per forza fatto da sole. Quella voce ha spesso radici che non sono facili da vedere da dentro: a volte notarla è già un passo enorme, ma capire da dove viene e come trasformarla è più semplice, e più veloce, con qualcuno che la guarda con occhi diversi dai tuoi.

Ripartire a settembre non significa cancellare le vacanze

Proprio perché le regole abituali crollano in vacanza, questi giorni diventano un piccolo laboratorio di osservazione su di sé, non un errore da azzerare con la prima dieta di settembre.

Ti sei mai accorta che, senza il vincolo degli orari di lavoro, a volte mangi quando hai davvero fame e ti fermi quando sei davvero sazia, in modo più naturale che a casa? Magari hai lasciato del cibo nel piatto senza il minimo senso di colpa, semplicemente perché non ne avevi più voglia, una cosa che nella routine, tra impegni e distrazioni, difficilmente ci si concede. È un segnale prezioso: quella capacità di ascolto esiste già, solo che nella quotidianità viene spesso soffocata da fretta e mille pensieri contemporanei.

Oppure, al contrario, forse hai notato che senza una minima struttura ti perdi, mangi in modo automatico per riempire il tempo o la noia di giornate diverse dal solito. Anche questa è un’informazione preziosa, non per giudicarsi, ma per capire di cosa si ha davvero bisogno quando la routine ricomincia: più libertà nel concedersi il cibo, oppure alcuni ancoraggi gentili, come un orario più regolare per i pasti, che non siano regole punitive ma piccoli punti fermi.

Ripartire a settembre, allora, non deve essere un reset che cancella queste settimane come se non fossero mai successe. Può essere, invece, il momento in cui si porta con sé quello che si è osservato, non per tornare esattamente “come prima delle vacanze”, ma per costruire qualcosa di un po’ più consapevole, un passo alla volta.

In sintesi

– Il senso di colpa nasce dal pensiero dopo il pasto, non dal cibo in sé

– Le regole rigide crollano in vacanza: è un’opportunità di osservazione, non solo un problema da correggere

– Ripartire a settembre non significa tornare “come prima”, ma partire da ciò che si è imparato su di sé

– Non è un lavoro che va fatto per forza da sole: un percorso guidato aiuta a vedere quella voce interna con occhi diversi

Se questo tema ti tocca da vicino e vuoi costruire questo ascolto anche nella routine di tutti i giorni, prenota QUI la tua call gratuita “Un momento solo per te”: è il primo passo per un percorso senza diete rigide e senza senso di colpa.

Richiedi una consulenza

    Dichiaro di aver letto e compreso l'informativa che mi è stata fornita ai sensi degli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679 - Informativa sulla Privacy

    Trattamento dati personali finalità Marketing (obbligatorio indicare una scelta)
    AccettoNon accetto

    Trattamento dati personali finalità Marketing e comunicazione terzi (obbligatorio indicare una scelta)
    AccettoNon accetto