Chi ha paura della fame?

Viviamo in un’epoca in cui il cibo è presente in abbondanza eppure la paura della fame è più che mai viva.

Chi ha sofferto di un disturbo alimentare o semplicemente ha seguito una dieta dove ha perso peso sa di cosa parlo.

In certe fasi avere fame è visto come qualcosa di positivo, come a dirsi “ecco vedi, la dieta funziona”, “devo avere fame se voglio dimagrire”.

Superato questo stadio, in cui si va avanti grazie alla forza di volontà e al disperato bisogno di vedersi diversi, iniziano ad arrivare i primi problemi.

Insieme alla fame abbiamo anche più freddo, iniziamo a dormire male, non abbiamo più desiderio sessuale, i capelli cadono o diventano più sfibrati. Ecco che cominciamo, inconsciamente, ad associare alla fame delle sensazioni negative, di fastidio, quasi di angoscia.

Allora, anche se ancora vogliamo dimagrire e controlliamo la nostra alimentazione, iniziamo a prevenire la fame: mangiamo anche se non abbiamo fame perché temiamo che la proveremo e non potremo soddisfarla subito.

Entrambi questi atteggiamenti non sono utili e non ci portano a sentirci ed essere pienamente sani e vitali.

La fame, o meglio, l’appetito è qualcosa che è normale e sano sperimentare. Solo nella nostra parte di mondo, ai nostri giorni, è diventato normale mangiare a qualsiasi ora del giorno e spesso della notte. Ma il nostro corpo non è fatto per essere sempre in fase digestiva e funziona meglio quando lasciamo passare qualche ora tra un pasto e l’altro. Per arrivare a vedere la fame per quello che è, ossia un segnale che ci invia il nostro corpo, dobbiamo imparare ad ascoltarlo.

La fame è gentile

La fame è gentile, bussa alla porta ma non ti travolge se non puoi aprirle subito. Un giusto livello di fame ci permette di gustare a pieno il cibo, mangiare di gusto e amplificare il piacere sensoriale.

Questo non può accadere se abbiamo paura della fame e non siamo in grado di capire con quale intensità la proviamo.

Se arriviamo affamati a un pasto sarà difficile smettere di mangiare quando siamo sazi perché la fame s accumula e più cresce, più è difficile spegnerla.

In questo caso possiamo chiederci cosa abbiamo mangiato nell’ultimo pasto, se l’abbiamo saltato, se abbiamo fatto uno sforzo fisico intenso, in modo da aggiustare il tiro e rendere i pasti più completi o aggiungere uno spuntino

Un piccolo esperimento per affrontare la paura della fame

D’altro canto se ci ritroviamo a mangiare senza appetito per a paura di provare fame, possiamo fare un piccolo esperimento.
Assicuriamoci di non saltare il pasto precedente e consumare un pasto completo e successivamente proviamo a rimanere 5-6 ore a digiuno. Non consumiamo niente tranne acqua se ci viene sete. Facciamo questo esperimento in un momento della settimana o della giornata “protetto”, quando abbiamo un po’ di tempo per noi e non siamo eccessivamente tesi o sotto stress (non prima di un colloquio di lavoro o un esame per intenderci J) Annotiamo poi cosa sentiamo e pensiamo durante quel lasso di tempo e nel pasto successivo, quando finalmente mangeremo di nuovo. Facciamo attenzione alle sensazioni, ai pensieri e ai comportamenti.

Magari potrete sentire una forte frenesia, una paura profonda e irrazionale al pensiero di non avere più cibo e notare che vi avventate sul cibo appena possibile.

Possono uscire cose molto interessanti per iniziare a familiarizzare con la fame e non temerla più.

Non giudicare

Per svincolare la fame da giudizi positivi o negativi è fondamentale fare esercizio e non giudicare: non stiamo parlando di dimagrire o ingrassare ma di ascoltare i segnali che arrivano dal nostro corpo.

Il corpo umano ha una intelligenza profonda e viscerale, che può manifestare soltanto se impariamo a connetterci e a eliminare o ridurre al minimo i rumori di fondo delle nostre credenze dei “dovrei” e dei “si fa così)

Nessun corpo in natura tende all’obesità o all’accumulo infinito di grasso, abbiamo dei meccanismi perfetti che ci segnalano quando siamo sazi ma noi, uomini, abbiamo trovato delle strategie per ingannarli. Cibi molto palatabili, sale aggiunto, dolcificanti, pubblicità che esaltano colori, rumori e consistenze e condizionamenti sociali fanno sì che spesso ci stia anche il dolce alla fine di un pasto luculliano. Niente di male se capita ogni tanto ma se diventa la regola poi perdiamo la capacità di ascoltare lo stop del corpo. Preferiamo soddisfare la fame degli occhi o del gusto, ignorando quella dello stomaco che è stata già stata soddisfatta da tempo. E questo non è a costo zero: pensiamo al reflusso, alla gastrite, al dormire male per la pesantezza di stomaco. Sono tutti tentativi di SOS del corpo, che ci avverte che abbiamo superato il limite.

Come può aiutarci Mindful Eating

Per questo, al di là del peso o delle forme corporee e del dimagrire o ingrassare, è importante (ri)cominciare ad ascoltarsi.

E’ possibile sperimentare un buon appetito e non venirne spaventati né viverlo come un fallimento, anzi.

Uno dei più grandi successi, in chi ha passato anni tra una dieta drastica e l’altra, è proprio vivere la sensazione di fame con pienezza e presenza.

Sapere che la potrò soddisfare, nessuno mi porterà via il cibo e potrò scegliere io con cosa nutrirla.

E allo stesso tempo mantenere un corpo in forma e in grado di affrontare ogni nuova giornata con energia.

Tutto ciò è possibile grazie ad un percorso di consapevolezza alimentare che ci permetta di prendere coscienza delle nostre sensazioni e dei nostri pensieri.

Il percorso di Mindful Eating, di cui trovi i riferimenti dell’indice del sito, ne è un esempio

 

 

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