Sara Bonacini è dietista specializzata in mindful eating e lavora con donne che vogliono trasformare il loro rapporto con il cibo con gentilezza e senza senso di colpa.

Ti sei mai detta: “non mi sento mai abbastanza, nemmeno quando dimagrisco”? Quando avrai perso quei chili, quando ti sentirai finalmente a posto nel corpo, quando mangerai in modo perfetto, pensi che allora si spegnerà quella voce. E invece quella sensazione si sposta sempre un po’ più avanti, come un orizzonte che non riesci mai a raggiungere. In questo articolo ti spiego perché questo meccanismo non si ferma da solo, cosa nasconde la parte di te che vorresti lasciare, e cosa stai perdendo mentre aspetti di essere pronta.

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Perché non mi sento mai abbastanza, nemmeno quando dimagrisco

C’è un meccanismo che il cervello conosce bene: ci abituiamo rapidamente a ciò che abbiamo raggiunto e torniamo al punto di partenza emotivo. Si chiama adattamento edonico. Quando lo applichiamo ai risultati sportivi o professionali, può essere uno stimolo utile. Quando lo applichiamo al corpo e al cibo, diventa logorante.

Ho conosciuto donne che hanno cambiato profondamente il loro rapporto con l’alimentazione, che hanno fatto un lavoro reale e faticoso su se stesse. E invece di fermarsi su quello che avevano costruito, si sono ritrovate a fissare il prossimo dettaglio da correggere. Non perché il lavoro non fosse reale. Ma perché il problema non era mai stato il corpo. Era la voce che giudicava.

Pensa a quando finalmente ottieni quella promozione che aspettavi da mesi, o quando ti trasferisci nella casa che sognavi da anni. Per qualche settimana ti senti al settimo cielo. Poi, quasi senza accorgertene, quella sensazione svanisce e torni al tuo livello emotivo di partenza. Non hai fatto niente di sbagliato: è solo il cervello che fa quello che sa fare meglio, cioè abituarsi. Il problema è che quando questo meccanismo si applica al corpo e al cibo, non stai più parlando di una promozione o di una casa. Stai parlando di te. E l’euforia per il traguardo raggiunto dura sempre meno di quanto vorresti, mentre la mente è già al prossimo dettaglio da sistemare.

La versione migliore di te non è un traguardo che raggiungi una volta e poi sei a posto. È una promessa che si sposta sempre un po’ più in là. E finché corri dietro a quella promessa, non ti fermi mai su quello che sei adesso. Non ti accorgi di quello che hai già costruito, di quanto hai già cambiato, di quanto già vali.

Cosa merita davvero la versione di te che vorresti lasciare

C’è una parte di te che stai cercando di lasciare. Quella che mangia in modo disordinato, che non si sente a proprio agio nel corpo, che si porta dietro un rapporto con il cibo complicato e faticoso.

Prova a fermarti un momento su di lei.

Magari è quella che mangiava di nascosto per non sentirsi giudicata da nessuno. Quella che si pesava ogni mattina sperando in un numero diverso, e si portava dietro il malumore per il resto della giornata quando il numero non cambiava. Quella che si sentiva in colpa per una fetta di torta a una festa, o che rinunciava a mangiare con gli altri per paura di perdere il controllo. Non sono comportamenti astratti: sono momenti reali, vissuti, spesso in silenzio e con vergogna. Eppure, dietro ognuno di questi momenti, c’era una donna che stava semplicemente cercando, con gli strumenti che aveva in quel momento, di sentirsi un po’ meno sola con il proprio corpo.

Quella versione di te ha fatto quello che ha fatto con gli strumenti che aveva. Con la storia che si portava dietro, le informazioni che aveva ricevuto, le esperienze che l’avevano formata. Non è una versione peggiore. È una versione che ha fatto del suo meglio in condizioni spesso difficili. E questo merita rispetto, non giudizio.

Quando iniziamo a trattare quella parte con compassione invece che con guerra, succede qualcosa di importante: la tensione interna si abbassa. Il cambiamento diventa possibile in modo diverso. Non perché ti forzi. Ma perché smetti di combatterti.

Questo è il punto da cui parte il mindful eating: non da una dieta perfetta o da un piano da seguire alla lettera, ma da uno sguardo diverso su di te. Uno sguardo che osserva senza giudicare, che ascolta senza condannare.

Cosa stai perdendo mentre aspetti di sentirti finalmente abbastanza

Aspetare la versione migliore di te ha un costo reale, concreto, quotidiano. Ogni volta che rimandi qualcosa perché non ti senti ancora a posto, stai scegliendo di non essere del tutto presente nella tua vita adesso.

Abiti che non indossi perché aspetti di sentirti meglio nel corpo. Foto che eviti. Vacanze che non godi fino in fondo. Relazioni in cui non sei completamente presente. Cose che rimandi a quando sarai pronta, a quando sarai diversa, a quando finalmente sarai quella versione di te che hai in testa.

Penso alla cena con le amiche rimandata perché non ti sentivi pronta a mostrarti. Alla foto di gruppo in cui ti sei tagliata fuori apposta. All’invito al mare declinato con una scusa qualsiasi. Non sono dettagli piccoli: sono pezzi di vita reale che non tornano indietro, qualunque cosa succeda dopo con il tuo corpo. E il paradosso è che spesso li rimandi in nome di una versione futura di te che, una volta arrivata, ti chiederà comunque di rimandare qualcos’altro ancora.

La domanda che ti lascio è questa: cosa faresti adesso, se decidessi che sei già abbastanza? Non perfetta. Non la versione migliore. Solo abbastanza, già, adesso.

Spesso la risposta a questa domanda contiene già tutto quello di cui hai bisogno per iniziare a muoverti in modo diverso. Non partendo dalla guerra contro di te, ma dalla cura per quello che già sei.

In sintesi:

  • La versione migliore di te è un concetto che sposta sempre il traguardo: non si ferma da sola.
  • La versione che vuoi lasciare merita tenerezza, non battaglia: ha fatto quello che ha fatto con quello che aveva.
  • Aspettare di essere pronta ha un costo reale: stai rimandando la tua vita adesso.

Conclusione

Aspettare la versione migliore di te non è motivazione. È un meccanismo che ti tiene ferma e che si alimenta da solo. La parte di te che vorresti lasciare merita compassione, non guerra. E la vita che vuoi vivere non ha bisogno di aspettare che tu sia diversa da quella che sei adesso.

Se senti che questo lavoro, quello sul rapporto con te stessa, con il cibo e con il tuo corpo, è qualcosa che vuoi affrontare con qualcuno al tuo fianco, puoi prenotare QUI una call conoscitiva gratuita: “Un momento solo per te”, mezz’ora insieme per capire se e come posso aiutarti. ‘

 

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