Se senti che le regole sul cibo che segui non fanno davvero per te, probabilmente non è la prima volta che ci pensi. Hai provato a rispettarle, ci sei riuscita per un po’, poi qualcosa è crollato. E ogni volta la conclusione è stata la stessa: sei tu che sbagli, non le regole. In questo articolo voglio dirti perché quella conclusione è quasi sempre sbagliata, cosa succede quando sei sola dentro un sistema che non è tuo, e cosa cambia quando finalmente riesci a guardarlo dall’esterno.
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Ascolta "111 Regole sul cibo: e se non fossero mai state tue?" su Spreaker.Da dove vengono le regole sul cibo che segui?
C’è una domanda che faccio spesso alle donne che iniziano a lavorare con me, e quasi sempre le sorprende: quella regola sul cibo che segui da anni, da dove viene?
Non da loro, nella maggior parte dei casi. Viene da una dieta, da un medico, da un libro, da una voce collettiva che ha ripetuto sempre le stesse cose finché non le hanno interiorizzate così bene da dimenticare di non averle mai scelte davvero. E poi si sono giudicate per anni ogni volta che non riuscivano a rispettarle.
Questo è il punto centrale: le regole sul cibo che non fanno per te non sono tue. Sono state costruite su corpi e vite diverse dalla tua, applicate a te come se fossero verità universali. E quando sei dentro quel sistema da anni, è quasi impossibile vederlo dall’esterno.
Lo scambi per la realtà. Non lo vedi più come una scelta, lo vedi come un fatto. Come qualcosa che semplicemente è, non come qualcosa che hai deciso di adottare. E così arrivi a un punto strano: sai che qualcosa non va, senti che stai soffrendo, ma non riesci a identificare il problema perché il problema è proprio il sistema che stai usando per guardare le cose.
Il problema, quindi, non è che ti manca la forza di volontà. Il problema è che stai cercando di adattarti a un sistema che non è stato costruito per te.
Perché è così difficile vedere le regole che non fanno per te
Quando sei dentro un sistema da molto tempo, i suoi confini diventano invisibili. Non li vedi più come regole esterne che hai scelto di seguire. Li senti come parte di te, come qualcosa che “sai” essere giusto. E ogni volta che non ci riesci, la conclusione automatica non è “forse questa regola non è mia”. La conclusione è “sono io che sbaglio”.
Ci credi. Perché è quello che hai sempre sentito. Perché ogni sistema di regole sul cibo arriva presentato come la verità, non come un’opzione tra tante. Non come qualcosa che potrebbe non adattarsi a te specificamente.
I sistemi di regole sul cibo che circolano nella nostra cultura sono potenti e pervasivi. Li assorbiamo dall’infanzia, li rinforzano i media, i medici, le persone intorno a noi. E arrivano sempre senza avvertimento: nessuno ti dice che potrebbero non fare per te. Quindi quando non funzionano, la colpa sembra tua.
Smontare questa convinzione da sola è difficile. Hai bisogno di qualcuno fuori dal tuo sistema che ti aiuti a guardarlo. Qualcuno che possa chiederti: aspetta, questa regola, da dove viene? È davvero tua? Come ti fa sentire seguirla? Come ti fa sentire non seguirla?
Queste domande, fatte nel momento giusto, con qualcuno che sa dove guardare, aprono spazi che da sola non riesci ad aprire.
Mettere in discussione una regola non significa abbandonarsi
Uno dei timori più comuni, quando si inizia a mettere in discussione le proprie abitudini alimentari, è questo: se tolgo le regole, perdo il controllo.
Ma non è così che funziona. Mettere in discussione una regola significa chiedersi: questa regola mi conosce? È stata costruita su come funziona il mio corpo, la mia vita, le mie emozioni? O è generica, pensata per qualcun altro?
A volte la risposta è che quella regola ha senso per te. E sceglierla consapevolmente è molto diverso da seguirla per paura o abitudine. Cambia tutto, anche se la regola resta la stessa: non stai più obbedendo a qualcosa di esterno, stai scegliendo qualcosa di tuo.
A volte la risposta è che quella regola non ti ha mai davvero aiutata. E lasciare andare una gabbia non è perdere il controllo. È ritrovare la libertà di ascoltarti.
Cosa succede quando smetti di seguire regole sul cibo che non fanno per te
Una mia cliente mi ha raccontato di aver avuto per anni una paura quasi fisica di uscire da certe abitudini alimentari. Non perché quelle abitudini la facessero stare bene. Anzi, la facevano soffrire. Ma le sembravano l’unica cosa solida in un rapporto con il cibo che le dava già abbastanza problemi. Toglierle sembrava precipitare nel vuoto.
Quello che ha scoperto, lavorando insieme, è che il vuoto non c’era. Sotto le regole c’era lei. Il suo corpo, che sapeva molto più di quello che le era stato detto. I suoi segnali, che aveva imparato a ignorare per seguire il sistema. La sua fame, che era diversa da come le avevano insegnato a immaginarla.
Non ci è arrivata da sola. Non perché non fosse capace. Ma perché da sola era sempre dentro il sistema. Le serviva qualcuno fuori a tenderle la mano, qualcuno che guardasse dall’esterno quello che lei non riusciva a vedere da dentro.
La domanda che cambia tutto
La domanda più importante non è “perché non riesco a seguire le regole?”. La domanda è: queste regole sono mai state mie?
Se non hai mai avuto lo spazio per fartela davvero, forse è il momento di crearlo. Non da sola, se da sola non ci sei riuscita finora. Con qualcuno che ti aiuti a guardare quello che non riesci a vedere da dentro.
Non si tratta di smettere di prendersi cura di sé. Si tratta di iniziare a farlo in un modo che sia davvero tuo. Costruito su di te, non su qualcun altro.
Se mentre leggevi ti è venuta in mente una regola che porti con te da anni senza sapere perché, fermati un momento su quella domanda. Non devi risolverla adesso. Basta iniziare a vederla.
E se senti che questo è un lavoro che vorresti fare con qualcuno accanto, prenota la call gratuita “Un momento solo per te”: mezz’ora in cui mi racconti dove sei e vediamo insieme se c’è una strada per te.


