Sara Bonacini è dietista specializzata in mindful eating e lavora con donne che vogliono trasformare il loro rapporto con il cibo senza diete e senza senso di colpa.
Il perfezionismo e il cibo sono collegati in modo molto più diretto di quanto sembri. Quando sei abituata a dover essere impeccabile in tutto, anche mangiare diventa un campo di valutazione. Capire questa connessione può cambiare profondamente il tuo rapporto con l’alimentazione, senza seguire nessuna nuova dieta e senza trovare più forza di volontà di quella che già hai.
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Ascolta "112 "Voglio fare schifo"" su Spreaker.Qualche tempo fa una mia cliente, durante il nostro percorso 1:1, mi ha detto una cosa che non ho dimenticato. Le avevo chiesto cosa volesse portare a casa dal nostro lavoro insieme. E lei, dopo un lungo silenzio, mi ha detto: “Voglio fare schifo.”
Ho sorriso. Poi ho capito che stava dicendo qualcosa di profondissimo. Voleva il permesso di non essere brava. Di esistere anche quando non stava performando. E questo, come vedremo, ha molto a che fare con il cibo.
Quando il cibo diventa un esame da passare
C’è un tipo di donna che riconosco subito nel mio lavoro. È quella che al lavoro non sbaglia un colpo, che a casa anticipa i bisogni di tutti, che è sempre presente, sempre disponibile, sempre un passo avanti.
Con il cibo fa la stessa cosa. Mangiare diventa un esame costante. “Oggi sono stata brava perché ho mangiato l’insalata.” “Oggi ho fallito perché ho mangiato la pizza.” C’è una voce interna che misura, valuta e giudica ogni scelta alimentare. E quella voce non si spegne mai.
Il problema non è la pizza. Il problema è che il perfezionismo ha invaso anche il rapporto con il cibo, trasformando ogni pasto in un’altra occasione per dimostrare qualcosa.
Da dove viene il legame tra perfezionismo e cibo?
Non ci nasciamo così. Impariamo presto, spesso da bambine, che essere brave è il modo per essere accettate, valorizzate, amate. E lo portiamo con noi per anni, in ogni ambito della vita — comprese le regole sul cibo che spesso non sono nemmeno nostre.
È una cosa di cui raramente si parla quando si lavora sul rapporto con il cibo. Si lavora sulla dieta, sulle emozioni, sulle abbuffate. Ma raramente si va a guardare questo strato più profondo: la convinzione che bisogna meritarsi lo spazio che si occupa nel mondo. Che bisogna guadagnarsi il diritto di stare bene.
E quando quella convinzione c’è, anche il corpo diventa un campo di valutazione. Sei abbastanza brava nel corpo che hai? Ti stai impegnando abbastanza per essere come dovresti essere?
Perché perfezionismo e cibo si alimentano a vicenda?
Il legame tra perfezionismo e cibo funziona in modo circolare. Cerchi la perfezione alimentare. Inevitabilmente non ci arrivi, perché la perfezione non è umana. E allora arriva il senso di colpa, che spesso genera nuova tensione emotiva, che porta a mangiare ancora, che genera altro senso di colpa.
Non è mancanza di forza di volontà. È che stai chiedendo a te stessa qualcosa che nessuno può darti: essere impeccabile sempre, anche con il cibo. Se riconosci questo schema, potresti trovare utile anche questo articolo su come l’ossessione per il cibo nasce spesso dal desiderio di farlo bene.
E questo ciclo, perfezionismo e senso di colpa, è esattamente quello che tiene molte donne bloccate. Non la mancanza di informazioni sul cibo. Non la mancanza di motivazione. Ma la convinzione che ci sia sempre un modo giusto di fare le cose, e che loro non ci arrivino mai.
Voglio fare schifo: un atto di libertà
Tornando alla mia cliente: quando ha detto “voglio fare schifo”, voleva il permesso di non finire tutto. Di lasciare che qualcosa cadesse, senza che questo significasse essere inadeguata. Voleva poter esistere anche quando non stava performando.
Quando ti dai quel permesso, qualcosa cambia anche nel rapporto con il cibo. Perché se non devi più essere perfetta in generale, smetti anche di dover essere perfetta a tavola. Il cibo smette di essere uno strumento per dimostrare la tua disciplina. Torna a essere, finalmente, solo cibo.
Cosa succede quando smetti di performare anche a tavola
Le donne con cui lavoro me lo raccontano in modi diversi. Una mi ha detto che ha smesso di pensare al cibo quando non mangiava — e se ci sei passata anche tu, sai quanto può essere liberante. Un’altra mi ha detto che per la prima volta in anni ha mangiato una fetta di torta a una festa di compleanno senza ripassarla mentalmente per il resto della serata.
Non è successo perché hanno seguito un piano nuovo. È successo perché hanno allentato quella pressione invisibile di dover essere brave anche a tavola.
Quando il cibo non è più un campo di valutazione, cambia anche la fame emotiva. Non sparisce dall’oggi al domani. Ma cambia la sua intensità e la sua presa. Perché parte di quella fame era il bisogno di uno sfogo, di un posto in cui non dover essere brava. E quando quel permesso lo trovi in modo più ampio, nella vita in generale, il cibo smette di essere l’unico posto.
Come si fa, in pratica, a smettere di essere perfetta anche a tavola?
Non sto dicendo di smettere di fare le cose bene. Sto dicendo di smettere di valutare il tuo valore in base a quanto bene le fai.
Inizia in piccolo. Lascia un compito incompiuto senza sentirti in colpa. Non rispondere a un messaggio subito. Passa una sera a non fare niente di produttivo.
Con il cibo, in concreto, può significare:
Mangiare qualcosa fuori dal piano senza aprire il processo. Non significa che “hai sbagliato” o che “tanto ormai”. Significa che hai mangiato qualcosa. Fine. La giornata continua esattamente come prima.
Fermarti quando sei sazia, anche se nel piatto è rimasto qualcosa. Per molte donne abituate a finire tutto — per non sprecare, per non deludere, per non fare storie — lasciare il cibo nel piatto è un piccolo atto rivoluzionario.
Mangiare qualcosa perché ti va, non perché te lo sei guadagnata. Il cibo non è una ricompensa. Non devi meritartelo con una giornata perfetta, un allenamento o una settimana in cui “sei stata brava”. Puoi mangiare la torta anche il martedì di una settimana normale.
Non calcolare, non compensare, non fare i conti. Se ieri hai mangiato più del solito, oggi non devi “pareggiare”. Il corpo non funziona a bilancio settimanale e, soprattutto, tu non sei un foglio Excel.
Sono piccole cose. Ma per chi è abituata a dover essere sempre brava, sono atti di libertà enormi. E ogni volta che ti permetti una di queste cose, stai dicendo a quella voce interna che misura e giudica: oggi non ho bisogno di guadagnarmi il diritto di stare bene. Ci sono già.
Conclusione
Il legame tra perfezionismo e cibo è reale. Ma non è definitivo. Cambia quando inizi a darti il permesso di non essere perfetta, non solo a tavola, ma in generale. Quando il corpo smette di essere un progetto da completare e torna a essere il posto in cui abiti.
Chiediti questa settimana: in quale ambito della tua vita stai cercando di essere perfetta quando potrebbe bastare “abbastanza”? Riconoscere quella pressione è il primo passo per iniziare a lasciarla andare.
Se senti che il perfezionismo sta bloccando anche il tuo rapporto con il cibo, puoi prenotare una call conoscitiva gratuita con me. Si chiama “Un momento solo per te”, dura mezz’ora, e parliamo di te, della tua storia, e di come posso accompagnarti.
Domande frequenti
Il perfezionismo può causare problemi con il cibo? Sì. Quando sei abituata a valutare tutto quello che fai, anche mangiare diventa un esame. Ogni scelta alimentare viene misurata secondo un criterio di “bravura”, e questo genera un ciclo continuo di senso di colpa e tensione che rende il rapporto con il cibo faticoso e ossessivo.
Come faccio a capire se il mio rapporto con il cibo è influenzato dal perfezionismo? Un segnale chiaro è la voce interna che commenta ogni pasto: “oggi sono stata brava”, “oggi ho sbagliato”. Se mangiare fuori dal piano ti genera senso di colpa sproporzionato, o se ti ritrovi a compensare o a fare i conti, probabilmente il perfezionismo è entrato anche nel tuo rapporto con il cibo.
Si può migliorare il rapporto con il cibo senza fare una dieta? Sì. Spesso il problema non è la dieta giusta, ma il modo in cui ci si relaziona con il cibo. Lavorare sulla pressione al perfezionismo, sull’ascolto del corpo e sul permesso di non essere sempre “brava” produce cambiamenti più duraturi di qualsiasi piano alimentare.


