Sara Bonacini è una dietista specializzata in mindful eating e lavora con donne che vogliono trasformare il loro rapporto con il cibo senza diete e senza senso di colpa.

Il tuo rapporto con il corpo non è mai stato del tutto tuo. Molte delle regole che segui ogni giorno su come muoverti, cosa mangiare, quanto spazio occupare, quanto puoi permetterti di metterti in mostra te le ha messe addosso qualcun altro, spesso quando eri troppo giovane per metterle in discussione. In questo articolo ti racconto come me ne sono accorta io, quasi per caso, e cosa puoi fare quando ti succede la stessa cosa.

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Ascolta "121 Come riconoscere una convinzione limitante (e perché non è colpa tua)" su Spreaker.

Come nasce un rapporto con il corpo complicato

Tutto è partito da una cosa piccola: guardavo le storie Instagram di una personal trainer che aveva appena iniziato a correre. Sembrava un fenomeno, scattante e sicura di sé. Il mio primo pensiero automatico è stato: “lei sì che può permettersi di postare la sua corsetta, io con che faccia mi metto lì”. Poi, per curiosità, ho confrontato i suoi dati di corsa con i miei. E ho scoperto che andavo più veloce di lei.

Quel momento mi ha costretta a farmi una domanda scomoda: perché avevo dato per scontato di essere “quella che va piano”, senza nemmeno controllare? La risposta era in un ricordo di scuola. Alle medie e alle superiori l’educazione fisica era la mia bestia nera: non ero brava, e avevo insegnanti che su questo costruivano commenti pubblici, davanti a tutta la classe, con un tono che oggi definiremmo senza esitazioni bullismo. Una professoressa, in particolare, mi disse che con i miei addominali non sarei mai stata in grado di partorire — una frase fuori luogo, buttata lì davanti alla classe. Da quel momento mi sono convinta, senza più discutere, di non essere fatta per il movimento, anche se le due cose, a pensarci bene, non c’entravano niente l’una con l’altra.

Quella frase non era un fatto oggettivo su di me. Era il giudizio di una persona, in un giorno preciso, che io ho trasformato in un’etichetta permanente. E l’ho portata avanti per quasi quarant’anni.

 Il rapporto con il corpo e le regole che non abbiamo scelto

Quando ho raccontato questa storia a una mia cara amica, lei mi ha risposto con una frase che mi ha aperto letteralmente la testa: “Ci rendiamo conto di quanto veniamo castrati mentalmente, e intorno a quella cosa costruiamo la nostra identità. Quando poi quella cosa non è roba nostra. È roba di altri.”

Lei conosce bene questo meccanismo, perché a lei è successo con il cibo. Ha passato gran parte della vita convinta che mangiare l’avrebbe fatta ingrassare, punto e basta, e quella convinzione si è allargata a macchia d’olio: paura di mettersi in mostra, di fare attività fisica fuori dal lavoro, di occupare spazio con il proprio corpo. È la stessa identica dinamica della mia storia con la corsa, solo applicata a un altro ambito. Cambiano il contesto e i dettagli, ma la radice è sempre quella: un giudizio esterno, arrivato quando eravamo troppo giovani per difenderci, diventato con il tempo una regola su chi potevamo essere.

E succede più spesso di quanto pensiamo. Guardiamo le altre donne e ci sembra sempre che abbiano quella sicurezza che a noi manca, come se fosse un tratto riservato a poche persone fortunate. In realtà, spesso, la differenza non è nella loro sicurezza reale, ma in quanto poco l’hanno messa in discussione — esattamente come non l’avevamo messa in discussione noi.

Quanto costano davvero queste convinzioni sul rapporto con il cibo

Non è solo un pensiero fastidioso che resta chiuso in testa: si trasforma in comportamenti concreti, ogni giorno. Quando passi anni convinta che ogni boccone vada guadagnato o giustificato, cominci a rinunciare a un aperitivo perché non sai cosa potrai mangiare senza sentirti in colpa dopo. Arrivi a cena già con la lista mentale di cosa è “concesso” e cosa no, invece di goderti la compagnia. Salti un pasto per “risparmiare”, e la sera ti ritrovi a mangiare in modo scomposto, seguito puntualmente dal senso di colpa: il classico ciclo restrizione, abbuffata, colpa, che si ripete identico per anni.

E in mezzo a tutto questo, quanta energia mentale se ne va? Quante ore passi a calcolare, giustificare, rimandare, invece di vivere semplicemente quel momento? Questo è il prezzo reale di una convinzione che non è nemmeno tua: non è solo un pensiero scomodo, è tempo, è energia, sono inviti che rifiuti, è piacere che ti neghi ogni singolo giorno.

 Come si cambia davvero il rapporto con il proprio corpo?

Non esiste una formula magica, ma ci sono alcuni passaggi concreti che aiutano a smontare queste convinzioni, uno alla volta.

Il primo è confrontarsi con i dati reali, non con le sensazioni. Quando ho guardato il numero vero — il mio tempo di corsa contro il suo — la bugia è crollata da sola, senza bisogno di alcun discorso motivazionale. Spesso una convinzione limitante non regge nemmeno un confronto onesto con la realtà: regge solo finché resta chiusa nella nostra testa, senza che nessuno vada a verificarla. Puoi provarlo anche tu: se pensi “non sono capace di cucinare”, scrivi tre piatti che hai effettivamente fatto bene nell’ultimo mese. Spesso la lista esiste già, solo che non l’avevi mai scritta.

Il secondo passaggio è osservare chi ci circonda con occhi diversi. Ci sono moltissime persone che, oggettivamente, “vanno più piano” di noi in qualcosa e si mostrano comunque con sicurezza. Questo significa una cosa semplice: la sicurezza non è un premio riservato a chi è la migliore. È un permesso che ci si dà. E se altre persone se lo danno, quel permesso possiamo prenderlo anche noi.

Il terzo passaggio, forse il più importante, è ricordarsi che queste convinzioni non sono mai state davvero nostre. Che riguardino lo sport, il cibo o il corpo, se te le ha messe addosso qualcun altro in un momento in cui non potevi difenderti, oggi hai il diritto di riprenderle in mano e chiederti se sono ancora vere. “Quella cosa non è roba nostra, è roba di altri” — e quello che è di altri, prima o poi, si può restituire.

Un piccolo esercizio pratico da portare con te: la prossima volta che pensi “non sono il tipo di persona che fa X”, fermati e chiediti chi te l’ha detto per primo, quanti anni avevi, e se quella persona avesse davvero gli strumenti, quel giorno, per giudicarti in modo giusto. Spesso la risposta è no — e questo basta per iniziare a guardare quella convinzione con occhi diversi.

In sintesi

– Molte convinzioni sul nostro corpo e sulle nostre capacità nascono da giudizi altrui interiorizzati da ragazzine, non da fatti verificati

– Un confronto onesto con la realtà (un dato, un fatto concreto) spesso basta a smontarle

– La sicurezza non si conquista diventando “le migliori”: è un permesso che ci si può dare, indipendentemente dal punto di partenza

Il tuo rapporto con il corpo può cambiare, ma il primo passo è riconoscere quali regole stai ancora seguendo senza averle mai messe in discussione.

Se sei stanca di calcolare ogni boccone, di sentirti in colpa dopo aver mangiato, di rinunciare a un invito per paura di sbagliare, sappi che tutto questo può cambiare. Prenota la call gratuita “Un momento solo per te”: è il primo passo, senza impegno.

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