Se stai cercando una dietista che si occupa di Mindful Eating e ti stai chiedendo cosa significhi davvero lavorare con questo approccio, sei nel posto giusto. In questo articolo ti racconto esattamente cosa faccio, come lavoro e chi sono le persone con cui lavoro.
Se preferisci ascoltare, ecco il nuovo episodio del podcast
Ascolta "105: Dietista mindful cosa faccio concretamente e per chi" su Spreaker.Incluso quello che NON trovi nel mio percorso, e perché. Perché capire se un professionista fa davvero al caso tuo è il primo passo per non perdere tempo, energie e fiducia in te stessa.
Come sono arrivata al Mindful Eating: la svolta nel mio modo di lavorare
Sono dietista da più di quindici anni. Ho lavorato in ospedale, in un servizio di diabetologia, con pazienti con condizioni cliniche complesse: diabete, disturbi metabolici, patologie renali. Un lavoro che mi ha insegnato moltissimo, ma che a un certo punto mi ha anche fatto vedere qualcosa di fondamentale.
Le persone sapevano già cosa mangiare. Sapevano che la verdura fa bene, che il cibo spazzatura è da limitare, che bere acqua è importante. Eppure continuavano a faticare. Non era un problema di informazione: era un problema di relazione. Con il cibo, con il corpo, con se stesse.
Da lì ho cambiato prospettiva. Ho studiato il Mindful Eating, mi sono formata su approcci più gentili e meno prescrittivi, e ho iniziato a lavorare in modo completamente diverso.
Cosa trovi nel percorso di Mindful Eating con me (e cosa no)
Nel mio percorso individuale non si parte dal piano alimentare. Si parte dalla persona: dalla sua storia con il cibo, da come mangia adesso, da cosa succede dentro quando mangia.
Questo non significa che i piani alimentari siano sbagliati in assoluto. Nella mia attività li uso anche io: in certi contesti clinici hanno tutto il senso, e per alcune persone possono essere un punto di partenza utile, un ponte che aiuta anche a capire se il problema è davvero solo lì, o se c’è qualcosa di più profondo da guardare.
Ma chi arriva al mio percorso di Mindful Eating di solito ha bisogno di qualcosa di diverso. Ha già seguito tanti piani. Ogni volta ha funzionato, finché reggeva. Poi il ciclo si ripeteva: motivazione, rigore, cedimento, senso di colpa, ripartenza. Non perché mancasse la forza di volontà. Perché la questione era più profonda.
Su cosa lavoriamo concretamente
Quello su cui lavoriamo insieme è riconoscere la fame fisica vera, ascoltare i segnali del corpo che spesso abbiamo imparato a ignorare o a non fidarci. Lavorare sulla voce critica, quella che dice ‘hai sbagliato’, ‘sei fuori controllo’, ‘da lunedì si ricomincia’. Capire cosa c’è sotto alla fame emotiva: perché aprire il frigo senza fame fisica non è debolezza, è un segnale. E quel segnale dice qualcosa di preciso su di te, se impariamo ad ascoltarlo senza giudizio.
Non è terapia e non sono psicologa. Ma il lavoro tocca le emozioni, il corpo e il modo in cui ci si relaziona a se stesse, perché il cibo non è mai solo cibo.
L’obiettivo: non aver più bisogno di una dieta
In molti casi, quello a cui si arriva alla fine del percorso è proprio questo: non aver più bisogno di una dieta. Aver imparato a riconoscere cosa fa stare bene il proprio corpo, e saperlo scegliere, senza aspettare che qualcuno lo scriva in una tabella. Non come traguardo astratto, ma come qualcosa di concreto che si costruisce seduta dopo seduta.
Con chi lavora una dietista con approccio mindful eating
Le persone che arrivano da me hanno quasi sempre alcune cose in comune
Pensano al cibo quasi tutto il giorno. Non perché siano ossessionate nel senso clinico, ma c’è un rumore di fondo che non si spegne mai: cosa ho mangiato, cosa mangerò, se ho sbagliato, se stasera compenso, se domani ricomincio.
Un pensiero che occupa spazio mentale, consuma energia, toglie presenza alla vita.
Mangiano in modo diverso quando sono sole rispetto a quando sono con gli altri.
O mangiano ‘bene’ tutta la settimana e poi il weekend si sentono ‘fuori controllo’.
O si sentono in trappola la sera davanti al frigo, senza riuscire a capire perché.
Sotto a tutto questo, quasi sempre c’è una fatica con il corpo, un rapporto difficile con quello che si vede allo specchio, una sensazione di non essere mai abbastanza: abbastanza disciplinate, abbastanza a posto, abbastanza brave.
Sono donne, per lo più tra i trenta e i cinquant’anni. Donne che funzionano, che lavorano, che si prendono cura degli altri, ma che con il cibo e con il corpo hanno questa guerra silenziosa che va avanti da anni.
Come iniziare: dal percorso individuale ai primi passi gratuiti
Il percorso principale si chiama Fai pace con il cibo con il Mindful Eating. È individuale, costruito intorno a te, si svolge online in sedute individuali. Dura alcuni mesi, con un ritmo che si adatta alla tua vita.
Se hai bisogno di continuità anche dopo la fine del percorso, esiste Rimango con te: tre mesi di supporto con messaggi WhatsApp durante la settimana e check-in regolari.
Per chi ha bisogno di sapere che c’è qualcuno a cui scrivere nei momenti difficili, non per essere giudicata, ma per non restare sola con il pensiero.
Se invece non sei ancora pronta per un percorso individuale, puoi iniziare con l’Academy Libera nel tuo corpo: otto moduli da seguire in autonomia, ai tuoi ritmi. Puoi entrare nell’Academy completa oppure partire solo dal primo modulo, quello sulla mentalità della dieta, disponibile da solo a un costo molto accessibile.
E se vuoi un primo strumento gratuito, ho creato La Bussola della Fame: tre passaggi pratici per iniziare a distinguere la fame fisica da quella emotiva.
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