Ti racconto una cosa che mi è successa di recente.
Da qualche tempo mi alleno con una coach. Nelle prime settimane mi ha mostrato cose che non avevo visto in anni di allenamento da sola. Non perché non mi impegnassi, mi impegnavo tantissimo. Ma dedicavo energia a dettagli irrilevanti e tralasciavo cose fondamentali che avrebbero fatto tutta la differenza.
Anni. Una sessione.
E mentre ci pensavo ho realizzato che è esattamente quello che vedo ogni giorno con le donne che lavorano con me sul rapporto con il cibo. Perché lavorare da sola sul rapporto con il cibo ha un limite preciso, e non è la mancanza di impegno.
Se preferisci ascoltare, ecco l’episodio del podcast
Ascolta "Da sola non riesci a cambiare il rapporto con il cibo (e non è colpa tua)" su Spreaker. Ti racconto una cosa che mi è successa di recenteLavorare da sola sul rapporto con il cibo: il problema dei punti ciechi
C’è una cosa che accomuna tutte le persone, non solo chi ha un rapporto difficile con il cibo. Non riusciamo a vedere quello che non siamo abituate a vedere.
Quando sei dentro una situazione da tanto tempo, i tuoi schemi diventano invisibili. È come guidare sempre lo stesso percorso: a un certo punto smetti di vedere la strada, vai in automatico. Non ti accorgi più di cosa fai perché lo fai e basta.
Con il cibo funziona uguale. I tuoi schemi, quelli che si ripetono, quelli che non capisci, sono quasi invisibili per te proprio perché sono tuoi.
Un esempio concreto: una mia cliente mi diceva che mangiava tanto la sera e non capiva perché. Pensava fosse la stanchezza. Ma guardando insieme tutta la giornata abbiamo visto che il problema era il pranzo, sempre troppo piccolo per abitudine. La sera era solo la conseguenza. Da sola non l’aveva visto, non perché non fosse brava, ma perché quel pezzo era fuori dal suo campo visivo.
Questo è il limite strutturale di lavorare da sola sul rapporto con il cibo: i punti ciechi non li vediamo proprio perché sono nostri.
Cosa cambia quando c’è qualcuno fuori dal quadro
Quando lavoro con una cliente, la cosa più utile che faccio non è dare informazioni o strumenti. È stare fuori dal quadro.
Pensa a un puzzle. Quando ci sei dentro, con le mani, non vedi l’immagine completa, vedi solo i pezzi davanti a te. Qualcuno che guarda dall’esterno vede subito dove manca qualcosa, quale pezzo è nel posto sbagliato. Non è più brava di te. Ha solo un punto di vista diverso.
Non ho i tuoi automatismi, le tue abitudini consolidate da anni, i tuoi filtri emotivi su quella situazione. E questo mi permette di vedere cose che tu non vedi.
Spesso non sono grandi rivelazioni. Sono convinzioni portate avanti da così tanto tempo da non essere più riconoscibili come convinzioni, scambiate per fatti.
“Non ho autocontrollo.” Convinzione, non fatto.
“Sono fatta così, mangio per emozioni.” Meccanismo modificabile, non carattere.
“Non riuscirei mai a smettere di contare le calorie.” Qualcosa che può cambiare, non un dato fisso.
Cosa succede concretamente quando si lavora insieme
Il punto di partenza è questo: il cibo è la punta di un iceberg. Quello che vedi in superficie, il mangiare in automatico, il pensiero fisso sul cibo, il non riuscire a fermarti, è reale ma è il sintomo. Sotto c’è tutto il resto. Le emozioni che non trovano altro spazio, i momenti di stanchezza e tensione che cercano una via d’uscita rapida, le convinzioni su di te che porti avanti da anni.
Quindi nel percorso non si lavora su cosa mangiare. Si lavora su questo.
Con incontri individuali, esercizi pratici e piccole pratiche quotidiane per imparare a stare con il disagio quando va tutto bene. Perché se voglio imparare a gestire l’onda emotiva quando arriva, non posso farlo nell’emergenza. È come allenarsi a nuotare durante una tempesta. Quello spazio si costruisce prima, nei momenti tranquilli. E quando arriva l’onda vera, quella capacità esiste già.
L’altra cosa che fa la differenza è il supporto tra una sessione e l’altra. Perché il problema con il cambiamento non è capire cosa fare. È farlo nei momenti difficili, nella vita di tutti i giorni, quando sei stanca e sola in cucina e scatta quella cosa lì. In quei momenti sono presente, non solo per rispondere a domande, ma per stare lì con te nella difficoltà. Perché è lì che si cambia davvero.
Non è una questione di quanto ti impegni
Non sto dicendo che da sola non puoi farcela perché non sei capace. Quasi sempre chi mi contatta è una persona con molte risorse, brava e impegnata, esattamente come ero io con l’allenamento.
Ma l’impegno da solo non basta se non sai dove guardare. Lavorare con qualcuno non è un ripiego per chi non riesce da sola. È uno strumento diverso, che fa cose che il lavoro individuale non può fare, strutturalmente.
Il primo passo per smettere di lavorare da sola sul rapporto con il cibo
Se mentre leggevi hai pensato “anche io faccio sempre le stesse cose e non capisco perché”, forse è il momento di avere qualcuno fuori dal quadro.
Ho uno spazio gratuito di trenta minuti in cui ci sediamo insieme, guardiamo dove sei adesso e capiamo quale strada percorrere. Nessuna pressione, nessuna vendita. Solo una conversazione vera. A volte basta una conversazione per vedere quello che non riuscivi a vedere da sola.
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