Quando dici “ho un problema con il cibo”, stai guardando nella direzione sbagliata: il legame tra cibo e emozioni è molto più stretto di quanto ci venga insegnato, e capire questa connessione può cambiare radicalmente il modo in cui ti approcci all’alimentazione. Senza seguire nessuna nuova dieta e senza dover trovare più forza di volontà di quella che già hai.

Se preferisci ascoltare, ecco il nuovo episodio del podcast

Ascolta "108: Il cibo non è il problema. E' la risposta. Ma a quale domanda?" su Spreaker.

Perché il cibo non è mai solo cibo

Pensa all’ultima volta che hai mangiato senza avere davvero fame. O che hai continuato oltre il punto in cui eri sazia. O che ti sei ritrovata in cucina quasi senza ricordare come ci sei arrivata.

Cosa stava succedendo prima? Non nel piatto. Dentro di te.

Eri stanca? Stressata? Annoiata? Avevi appena finito una giornata in cui avevi dovuto essere disponibile per tutti, risolvere problemi, tenere insieme le cose? Ti sentivi sola, o stavi cercando di non pensare a qualcosa che continuava a tornare?

Il cibo non arriva mai dal niente. Arriva sempre in risposta a qualcosa. A un’emozione, a un bisogno, a uno stato fisico o mentale che sta cercando di comunicare. Il rapporto tra cibo e emozioni è antico quanto noi: fin da piccole, il cibo è stato associato alla cura, al calore, al conforto. Non è strano che lo cerchiamo ancora oggi quando abbiamo bisogno di stare al sicuro o di sentirci meno sole.

A volte è fame vera, e allora mangiare è esattamente la risposta giusta. Ma spesso è qualcos’altro.

È la stanchezza che cerca riposo ma non sa come fermarsi. L’ ansia che cerca sollievo immediato, un modo per abbassare il volume dei pensieri. È la tristezza che cerca conforto, o la solitudine che cerca connessione. La tensione di una giornata troppo piena che cerca finalmente uno sfogo, un posto dove depositare tutto quello che hai portato.

E il cibo risponde. Non in modo perfetto, non per sempre. Ma nel breve termine funziona: dà un momento di piacere immediato, distrae, abbassa temporaneamente il rumore interno. Non lo usi perché sei debole. Lo usi perché hai trovato uno strumento che, in pochi secondi, ti dà l’impressione di stare meglio. È un meccanismo profondamente umano, e capirlo è già il primo passo per cambiarlo.

Il problema non è che usi il cibo come risposta. Il problema è quando diventa l’unica risposta che conosci.

Il legame tra cibo e emozioni: la domanda che nessuna si fa

Se il cibo è la risposta, qual è la domanda?

Questa è la parte difficile. Perché la domanda vera è quasi sempre qualcosa che non vogliamo vedere. Qualcosa che fa paura persino nominare a noi stesse, perché nominarla significherebbe doverci fare i conti.

Sotto un’abbuffata serale, sotto quella fame che arriva puntuale nel momento di stacco tra il lavoro e il resto della giornata, sotto il bisogno di qualcosa di dolce quando le cose non vanno come vorresti, ci sono spesso domande come queste.

Sono esausta e non so come darmi il permesso di fermarmi senza sentirmi in colpa. Mi sento sola anche in mezzo alle persone. Non riesco a gestire questo livello di ansia. Ho bisogno di qualcosa che sia solo mio, che non devo condividere con nessuno, dove nessuno possa chiedermi niente.

Sono domande pesanti. E il cibo è straordinariamente disponibile: risponde a tutte senza che tu debba pronunciarle, senza che tu debba affrontarle, senza che tu debba chiedere aiuto a nessuno.

Ecco perché è così difficile smettere di usare il cibo in questo modo, e perché la forza di volontà da sola non basta. Non è una questione di motivazione o di piani alimentari più rigidi. Puoi avere la dieta più equilibrata del mondo, ma finché la stanchezza, la solitudine o l’ansia restano senza una risposta reale, il cibo continuerà a presentarsi per fare quello che sa fare meglio: darti un sollievo immediato da qualcosa che fa male.

Una storia che riconosco spesso

Te ne racconto una, con i dettagli cambiati per la privacy.

Una donna arriva da me dopo anni di tentativi. Sa benissimo cosa dovrebbe mangiare. Ha letto tutto, ha provato tutto. Il suo problema, mi dice, è la sera: dopo cena finisce sempre per mangiare altro, anche quando è sazia, anche quando non aveva intenzione di farlo.

Quando iniziamo a lavorare insieme, emerge una cosa precisa: quelle sere in cui mangia di più sono quasi sempre le sere in cui la giornata è stata più intensa. Giornate in cui ha dovuto essere presente per tutti, risolvere, gestire, produrre.

Il cibo della sera non era fame. Era il primo momento della giornata in cui poteva prendersi qualcosa senza doverlo giustificare, senza doverlo meritare. Era l’unico spazio in cui nessuno le chiedeva niente.

Capire questo non ha risolto tutto dall’oggi al domani. Ma ha cambiato il punto di partenza. Perché da quel momento non abbiamo più lavorato su come controllarsi la sera. Abbiamo lavorato su come darsi quell’autorizzazione a staccare in un modo che non lasciasse senso di colpa.

Cibo e emozioni: cosa cambia quando sposti lo sguardo

Non sto dicendo che devi risolvere tutti i tuoi problemi emotivi prima di poter avere un rapporto sereno con il cibo. Non funziona così, e sarebbe un carico impossibile da portare.

Sto dicendo che il primo passo è molto più semplice: smettere di combattere il cibo come se fosse il nemico, e iniziare a chiedersi cosa c’è sotto.

Quando una mia cliente arriva da me e mi dice che non riesce a smettere di mangiare la sera, io non le chiedo mai cosa ha messo nel piatto. Le chiedo cosa stava succedendo quella sera. Come si sentiva. Cosa non riusciva a spegnere. Cosa stava cercando.

Quasi sempre, quella conversazione porta da qualche parte molto più utile di qualsiasi schema alimentare. Non perché i piani non servano. Ma perché il cibo, da solo, non può risolvere quello che il cibo non ha creato.

Capire il legame tra cibo e emozioni non significa analizzarsi all’infinito o trovare sempre una risposta definitiva. Significa cominciare a portare la domanda giusta. Non “come smetto?”, ma “cosa sto cercando?”. Questa piccola differenza cambia il punto di partenza. E cambiare il punto di partenza cambia tutto.

Conclusione

La prossima volta che ti ritrovi a mangiare senza avere davvero fame, prova a fermarti un momento, anche solo dieci secondi, e a chiederti: cosa stavo sentendo subito prima?

Non per giudicarti. Non per obbligarti a fare qualcosa di diverso. Solo per iniziare a guardare nella direzione giusta, verso quello che c’è davvero sotto.

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